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Sviluppo costiero

  • Oggi, più della metà dei 46.000 km di costa dell'area del Mediterraneo è urbanizzata

Sviluppo costiero © Michel Gunther / WWF-Canon

Gli uomini potrebbero vivere in quasi qualsiasi angolo che il nostro Pianeta offre, ma l'area preferita rispetto alle altre è il mare. Mentre le coste di tutto il mondo vengono rapidamente trasformate in nuovi agglomerati urbani destinati ad abitazioni o strutture ricettive per il turismo, questa intensa presenza umana sta mettendo a serio rischio interi ecosistemi marini e specie animali e vegetali.

La costruzione di infrastrutture come strade, abitazioni, negozi, piccole fabbriche, porti ha completamente preso il posto degli habitat naturali. Questo porta inevitabilmente all'erosione delle coste, un aumento dell'inquinamento, del traffico di navi che a sua volta porta ad ulteriore perdita di habitat e pressione sulle specie marine.

Oggi, più della metà dei 46.000 km di costa è urbanizzata e i 150 milioni di persone che vivono lungo le coste mediterranee producono 3.8 miliardi di metri cubi di rifiuti ogni anno.

Una conseguenza concreta di questo rapido sviluppo urbano si riscontra nella riduzione di quella che una volta era una specie marina abbondantemente presente nel nostro Mare Mediterraneo: la Posidona, pianta superiore, proprio come gli alberi sulla terra, che ha colonizzato il mare più di 30 milioni di anni fa e considerata specie endemica dell'area mediterranea, ha un ruolo fondamentale nella protezione delle coste fungendo da "cuscinetto" per le correnti e le onde.

Nell'ultima decade infatti si è registrata una regressione delle così dette praterie di Posidona, localizzate maggiormente nella zona costiera e dunque più direttamente soggette ad impatti antropici andando incontro ad un danno irreversibile.

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